Con l’ascolto possiamo aiutare, altrimenti finiamo per imporre

Mi sono sempre chiesta quale sia il modo più giusto per aiutare qualcuno. Può trattarsi di un amico, un parente, un conoscente o, a volte, persino uno sconosciuto. Non importa la relazione, ma se quello che noi facciamo è ciò di cui hanno bisogno o solo qualcosa che vogliamo imporre perché secondo noi è giusto così. Questa differenza mi sembra meritevole di una riflessione perché è difficile da riconoscere e temo che ci si possa confondere con facilità.

In un caldo Ferragosto appena trascorso, mi è capitato di aiutare una signora che si trovava per strada. Mentre stavo transitando con la mia auto per andare a trascorrere una giornata fuori porta, ha colpito la mia attenzione una signora che era sdraiata sul marciapiede sotto il sole, con il volto ricoperto di sangue. Ho fermato l’auto e sono subito scesa per soccorrerla. Stava tornando a casa dopo esser stata a Messa nella chiesa che si trova dall’altra parte della strada; salendo sul marciapiede ha perso l’equilibrio ed è caduta sbattendo la faccia per terra.

Era in lacrime e si teneva un fazzoletto sul viso. Allora l’ho avvicinata (indossando la mascherina come prevedono le norme anti-Covid) e le ho chiesto come si sentisse, se avesse dolori in altre parti del corpo, ecc.. In quel momento si è fermata anche un’altra auto ed è sceso un uomo. Senza neanche guardarmi ha iniziato a dire di voler chiamare il 118, la signora doveva andare all’ospedale perché “non si sa mai”. Le ha detto che non doveva alzarsi, che doveva stare ferma perché “poteva avere qualcosa di rotto”, ecc.. Mentre cercavo di tranquillizzarla perché tutte queste domande e affermazioni a raffica la facevano (ovviamente) agitare, è andato a chiamare il fratello che, ci ha detto la donna, abitava poco avanti e che, infatti, è subito venuto a prenderla. L’uomo ci ha ringraziato e anche la signora e poi si sono lentamente allontanati. L’altro soccorritore è salito sulla sua auto e, senza rivolgermi parola, se n’è andato.

Storia a parte, qualcosa in questo incontro mi ha disturbato. Risalita in auto ho iniziato a pensare a che cosa di quella vicenda mi avesse lasciato un sapore amaro, in fondo era finita bene! L’uomo che si è fermato per soccorrere la signora. Il suo modo, il suo atteggiamento, non erano rassicuranti, erano di sicuro operativi, ma la donna era spaventata e lui su questo non si è soffermato minimamente. Insisteva per chiamare il 118, perché andasse all’ospedale e perché non si alzasse, quando lei ci chiedeva di aiutarla ad alzarsi perché non aveva nulla di rotto. Per fortuna poi il fratello ho proposto di portarla alla Guardia Medica, visto che, di questi tempi, all’ospedale è bene andarci se proprio non se ne può fare a meno! La signora infatti camminava da sola e, una volta tranquillizzata, si è sentita meglio. L’uomo, però, non ha visto la sua paura e non si è accorto neanche della fatica che mi toccava fare per calmarla dopo ogni sua domanda. Una persona agitata da soccorrere è molto più difficile di una più calma, credetemi!

E allora mi sono chiesta chissà quante volte ci sarà capitato, aiutando qualcuno, invece di ascoltare e capire chi abbiamo davanti e quello di cui ha bisogno, di imporgli ciò che per noi è più giusto, senza considerare che, magari, è altro quello di cui ha bisogno. In questo caso ho pensato che l’uomo avesse seguito un corso di primo soccorso o addirittura fosse un volontario in qualche associazione, perché conosceva bene alcune regole, ma aveva completamente perso di vista il lato umano. E se manca quello ho paura che non si riesca ad aiutare davvero.

Aiutare gli altri non è una cosa semplice. Presuppone la capacità di saper ascoltare: ascoltare non è sentire, ma riuscire a mettere da parte noi stessi (il nostro Ego), per entrare in comunione con l’altro e sentire (con l’animo e non con le orecchie) ciò che ci sta dicendo (a parole o solo a gesti). E l’aiuto passa proprio da qui, dall’ascolto: che sia una persona incidentata che non conosciamo oppure un amico o un parente che ha un problema personale o un progetto che richiede il nostro aiuto, questo non importa, ascoltarlo diventa il primo passo per poterlo aiutare davvero, senza imporgli la nostra volontà. Perché quello che per noi è giusto non è detto che per l’altro lo sia e si può aiutare qualcuno solo se capiamo che cosa sente e riusciamo a dare un contributo a quel qualcosa che per lui è giusto, necessario e importante in quel momento.

Trattate le persone come se fossero ciò che dovrebbero essere e aiutatele a diventare ciò che sono capaci di essere.
Johann Wolfgang von
Goethe

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