Torniamo a chiamarci per nome, i titoli lasciamoli per i libri, i film e la musica

E’ da quando hanno detto che avrebbe potuto fare il presidente del consiglio dei ministri che si è scatenato l’inferno. Giuseppe Conte non ha avuto pace, lauree false, curriculum ritoccato, smentite dalle varie Università, insomma un disastro. Tutto questo tam-tam di notizie travestite da giudizi e autorizzazioni – non dette – a puntare il dito contro qualcuno colto in fallo, mi ha fatto riflettere. Senza entrare nel merito della questione politica ed etica, mi sono trovata invece a pensare al perché si arriva a “correggere” in eccesso (perché di solito non si toglie ma si aggiunge) il nostro curriculum e, più in generale, a spacciarci per qualcuno che non siamo. E mi sono detta che è tutta colpa del titolo.

Gli unici titoli che dovrebbero essere riconosciuti per legge, dopo quelli della borsa, sono quelli dei libri, dei film, delle canzoni e delle opere d’arte (danza, teatro, pittura, scultura, ecc..). Ormai siamo talmente schiavi del nostro titolo che ogni giorno, ricevo un numero esorbitante di mail da persone che si firmano dott. XX oppure dott.ssa XX. Senza contare il telefono: “Buongiorno sono la dott.ssa XX”, “Salve, sono il dott. XX”. Ecco, lo confesso: alla parola dottore o dottoressa il mio cervello stacca la spina e mette su un pezzo dei Righeira a volume altissimo – vorrei sottolineare il fatto che hanno scritto pezzi memorabili della storia della musica italiana, sia chiaro! – e ritorna nella conversazione solo quando si arriva al nome. Sì, perché quello che mi interessa è il nome di battesimo.

Il nome di battesimo ci dice chi siamo, non il cognome che serve invece ad indicare la famiglia alla quale apparteniamo, e non sempre è rilevante. Questo piccolo – ma importantissimo – esercizio di stile, me lo ha insegnato un vecchio professore dell’Università: alla firma di uno statino, al termine dell’esame, mi fece firmare e poi mi disse: “Bene, vedo che ha messo prima il nome di battesimo e me ne rallegro, se avesse messo il cognome l’avrei rimandata al prossimo appello”. Ora, a quell’esame presi 30 e lode, insomma, mi andò di lusso perché fu semplicemente puro istinto, non mi ero certo posta il problema e lui invece mi spiegò che era una questione di grande rilevanza, al punto che lo stesso Giosuè Carducci si irrigidiva con i suoi studenti e li rimandava agli esami se osavano firmarsi prima con il cognome. Da allora firmo solo così, lo faccio per Carducci, s’intende…

Ma questo, in realtà, dice moltissimo della società in cui viviamo, dove è più importante avere numerosi titoli Universitari – anche post -, possibilmente conseguiti all’estero, per darci un valore. Attenzione, non sto dicendo che non sia importante studiare e approfondire i nostri studi anche fuori dall’Italia, ci mancherebbe. E non sto dicendo che Conte non abbia commesso un errore clamoroso a fare qualche “correzioncina” al curriculum. Su questo sono d’accordo certamente; quello che mi sconcerta però, è perché sentiamo il bisogno di farlo? Perché fingere di essere qualcuno che non si è, fingere di avere titoli che non abbiamo?

Lo facciamo perché con quel titolo acquistiamo un ruolo e questo ruolo ci dà valore. Acquistiamo valore agli occhi della società, delle aziende, delle Università e così via. Io significo nella misura in cui l’altro – o gli altri – mi riconoscono il ruolo che mi sono conquistato esibendo tutti questi titoli. E se questi traguardi non sono stati raggiunti nella realtà, nessun problema… basta aggiungerli! Basta dare un’aggiustatina al curriculum, presentarsi con il titolo di dottore, architetto, avvocato, sempre, anche quando siamo completamente decontestualizzati dall’ambiente lavorativo. E questo che significa? Significa che, in realtà, se mi togli quel titolo io per primo non riconosco il mio valore.

E se invece il valore provenisse dall’individuo e non avesse niente a che fare con i titoli o il curriculum? E se invece di fare il giro del mondo per avere tre lauree nelle Università più prestigiose, oltre a questo decidessimo di iniziare un viaggio ben più impegnativo dentro noi stessi per capire veramente qual è il nostro valore? Sicuramente il percorso sarebbe più lungo, e non farebbe curriculum! Però c’è di bello che ci regalerebbe qualcosa che nessun titolo o curriculum può comprare: noi stessi.

Quindi propongo di tornare a chiamarci per nome (di battesimo) e a provare il brivido di scoprire qual è il nostro vero valore, a prescindere da quanti titoli abbiamo e a cosa c’è scritto nel curriculum… Vi auguro buon viaggio,  e vi suggerisco di mettere poche cose nello zaino, dovrete riempirlo strada facendo e, se è già pieno, ci sarà qualcosa che dovrete lasciare per strada, e non è mai piacevole…

Buon cammino a tutti quei dottori/avvocati/ingegneri/architetti che ancora amano semplicemente farsi chiamare per nome.

 

Un pensiero riguardo “Torniamo a chiamarci per nome, i titoli lasciamoli per i libri, i film e la musica

  1. Mi hai fatto ricordare il mio professore di diritto alle superiori che si arrabbiava con chi anteponeva il cognome al nome. Diceva: io sono Massimo di’ Ristori, ovvero Massimo della famiglia Ristori, non Ristori di Massimo!
    Condivido pienamente, pensa che io ripristinerei anche il patronimico!

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.