Calpestando quelle bucce di banana, ci perdiamo un pezzo di noi

Nel meraviglioso mondo in cui ci troviamo, sfido chiunque a non essere caduto – o cadere – in uno dei numerosissimi trabocchetti. Camaleontiche bucce di banana sempre in agguato, pronte a farci fare le più rocambolesche piroette della storia del pattinaggio (senza pattini). Ma anche botole, tranelli e inganni. Non è proprio una passeggiata mantenere la testa ferma e la “barra a dritta” visto che non sempre possiamo applicare i nostri valori. A volte neanche noi li abbiamo chiari in testa, ma anche se li abbiamo inquadrati, non è detto che riusciamo a farli emergere.

Uno dei tranelli più grossi nei quali incappiamo è il voler restituire “pan per focaccia”. Quasi una sorta di una moderna traduzione del famoso “occhio per occhio” che tanto ha incuriosito noi giovani pargoli alle prese con lo studio del codice di Hammurabi. Spesso mi capita di assistere a scene che hanno contenuti e contesti differenti – e menomale! – ma contorni assolutamente affini.

Siamo così concentrati su ciò che gli altri fanno, su ciò che ci danno, su come si comportano verso di noi, che quando tocca a noi fare la prima mossa – perché tanto prima o poi tocca a tutti, giacché le cose cambiano e viviamo in un mondo di equilibri dove le parti s’invertono continuamente -, tendiamo a comportarci esattamente nella stessa maniera di quanto ci è stato dato. E’ complesso, lo so, ma penso che alla fine ci intenderemo.

Se ricevo 5 – e 5 è, secondo me, pochissimo perché penso di meritarmi di più ecc… – perché quando le parti si scambiano invece di fermarsi a quel 5 dato col contagocce non proviamo ad arrivare fino a 7? Semplice, perché ho ricevuto 5 e più di 5 non do davvero… casomai qualcosa meno, sia chiaro!

Eh sì, dura è dura, non c’è dubbio, ma se non usciamo da quel 5, l’intera catena andrà subito in perdita. Se le reazioni passano di persona in persona e ognuno mette 5 va da sé che restiamo a 5. Fin qui ci siamo? Bene. Ma se uno, improvvisamente, pur avendo ricevuto 5 mette 4? Magari ciascuno mettesse lo stesso di quanto riceve… Per non parlare di chi mette 1 o addirittura 0 (quelli del “è tutto dovuto”). Almeno per ripristinare l’equilibrio è necessario che un altro metta sei (7, 8 fino a 10 se necessario), ma se nessuno è disposto ad alzare la posta, alla fine del gioco ci troviamo sotto di uno – se va bene – o sennò a -5.

Beh, mi direte, con i numeri è facile – faccio da me l’avvocato del diavolo, fantastico! – ma quando si parla di azioni concrete su larga scala? Il meccanismo non cambia e per capirlo ho pensato a tre modi da applicare quotidianamente – se vi va -:

  1. non è importante guardare quanto gli altri danno, perché magari è il massimo di quanto possono fare, il che, però, non è detto che lo faccia essere sufficiente secondo la nostra aspettativa. Quello che conta davvero, però, è guardare a quanto io posso dare e migliorare quel 5 sempre un po’ di più, in modo da andare a compensare ciò che, secondo me, manca di ricevere, anche se non è detto che sia esattamente verso la stessa persona dalla quale abbiamo ricevuto quel poco
  2. se gli altri hanno comportamenti o atteggiamenti che contrastano con i nostri valori – ammesso che li conosciamo -, possiamo dissociarci da quanto dicono o fanno, ma noi dobbiamo comunque continuare a comportarci seguendo noi stessi. Le cattive azioni degli altri sono l’alibi perfetto per comportarci male avendo licenza per farlo (ecco uno dei tanti trabocchetti).
  3. spingere se stessi a dare di più senza aspettarsi niente in cambio e comportarsi seguendo i propri valori credo siano due atteggiamenti che ci offrono l’opportunità di alzare la nostra asticella ogni giorno e di fare un piccolo passo in avanti verso la conoscenza di noi stessi.

La conoscenza di sé… che poi, se ci pensiamo bene, sarebbe il fine ultimo per noi, così continuamente impegnati a guardarsi intorno, a giudicare noi e gli altri, senza mai fermarsi ad ascoltarsi per scoprire che, una volta iniziato, non puoi lasciare che questo splendido dialogo con l’unica persona con la quale stiamo davvero tutta la vita – NOI STESSI -, si interrompa.

Che dire, buona conversazione ma vi avverto, il nostro sé è molto burlone e ama giocare a nascondino… perciò mi raccomando, armatevi di curiosità e tanta tanta pazienza!

Buon divertimento!

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