Il piccolo guerriero che mi ha insegnato a respirare

Non sprecarTI. L’undicesimo dei Comandamenti.

Non sprecare tempo, innanzitutto. Non sprecare fiato. Non sprecare idee. Ci stanno insegnando a non buttare via il cibo, gli abiti, le macchine, i cellulari, i mobili e le bottiglie di plastica. Ma nessuno ci insegna a non sprecare la nostra vita. L’abitudine, il dare per scontato, il credere che “tanto se non lo faccio oggi, lo farò domani”, sono comportamenti ai quali ci siamo così tremendamente abituati da non accorgerci più nemmeno di quanto ci danneggino.

Ci alziamo, ci laviamo, facciamo colazione e andiamo al lavoro (per chi ne ha uno, s’intende, per gli altri c’è la TV). Ecco, per molti tutto questo è impossibile. Anche solo respirare è già un affare serio. Aprire gli occhi non è una garanzia e richiuderli la sera nemmeno.

E nel tempo che passa tra aprire gli occhi la mattina e richiuderli la sera, non facciamo altro che avere paura di vivere. Abbiamo paura di parlare, di tacere, di amare, di dire, di pensare, di mangiare, di deludere, di sbagliare, di fare bene, di fare poco, di fare troppo, di stare bene, di stare male, di morire, di vivere. E intanto i giorni scorrono tutti uguali e monotoni, mentre noi ci perdiamo la stragrande fortuna di respirare. Ma non ce ne curiamo, perché per noi un domani esiste di sicuro (e quindi è tutto rimandabile) e se non esiste tanto meglio (pensano quelli che non sanno come affrontare la paura, si muore e non ci si pensa più). Risultato? Nessuno di questi muore, semplicemente perché sarebbe inutile, e allora restano in vita ma senza rendersi conto della grande fortuna di respirare. Ed è peggio che morire.

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C’era una volta un piccolo guerriero che, ben prima di essere maggiorenne, dovette indossare l’armatura ritagliata su misura, fatta in fretta e furia per scendere in battaglia con i propri compagni. Aveva paura il piccolo guerriero, non era mai sceso in un vero campo di combattimento, si era allenato con gli amici, ma non era lo stesso. Però non poteva rinunciare. A lui non era concesso. Quel giorno aveva paura. Lo confortava essere nelle retrovie e sapere di avere davanti altri compagni che tentavano di difenderlo (o almeno che lo avrebbero fatto). Ma il nemico era astuto, forte e soprattutto resistente. La controffensiva non stava funzionando e il piccolo guerriero vedeva dalla sua rigida armatura cadere uno ad uno i suoi fedeli compagni. Finché il nemico avanzò verso di lui guardandolo dritto negli occhi. Era esperto e coraggioso, mentre il piccolo guerriero pregava sperando in un miracolo. Aveva paura, tanta. Ma non poteva fuggire. Così decise di provarci. Si calò l’elmetto sugli occhi e aspettò ben saldo a terra l’avanzata del nemico. Prima vide la polvere, poi sentì in bocca l’odore della terra arida e infine il sangue. Lanciò qualche attacco alla rinfusa, ma sentì soltanto la spada che sferzava l’aria. Finché un colpo ben assestato e sferrato con violenza lo trafisse al torace e lo lasciò senza fiato, per terra, con in bocca il sapore del sangue. Stava morendo il piccolo guerriero, e per la prima volta da tanto tempo smise di avere paura. Era felice. Non era fuggito, era rimasto e aveva affrontato il nemico a testa alta, con fierezza e coraggio. E la morte lo sollevò dal dolore, lasciandogli gustare la serenità di chi, comunque, ce l’ha fatta. Aveva vinto la battaglia contro la paura.

Ho la fortuna di conoscere un piccolo guerriero che mi ha insegnato a respirare, lui che non può farlo. Ho avuto il privilegio di passare del tempo con un piccolo guerriero che di tempo ne ha poco e per cui ogni giorno è meravigliosamente speciale. Lui, così piccolo, che ha avuto coraggio, ha indossato l’armatura ed è sceso in battaglia anche se aveva e ha ancora paura, semplicemente perché non c’era scelta e non poteva fuggire. Lui mi ha insegnato a non sprecarMI neanche per un minuto, a godere della gioia di respirare ed apprezzare la paura, senza però farla vincere su di me. Mi ha insegnato che la morte non risolve un bel niente, se non hai già risolto prima.

Grazie, mio piccolo guerriero, il tuo coraggio e la tua forza mi hanno svegliato dal torpore e dall’abitudine, mostrandomi quanto sia meraviglioso respirare la vita.

 

 

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