Monica Vitti: autentica, ironica e femminile

Non mi interessa elogiare Monica Vitti. Non voglio raccontare una carriera indiscutibilmente straordinaria e non intendo darne una visione critica o pseudo tale, perché non è il mio ruolo. E, soprattutto, perché non è interessante per me.

Quello che invece voglio spiegare è perché mi piaccia così tanto. Che cosa suscitino in me la sua figura, i suoi personaggi, gli atteggiamenti e la sua voce, unica e riconoscibile tra mille. Di questo voglio parlare oggi che Monica Vitti compie 90 anni e che da ben 20, purtroppo, non la vediamo più.

Monica Vitti è un’attrice, è vero, ma questo mi pare riduttivo perché non dice nulla in realtà di lei. Quello che la rende eccezionale ed eterna in questo panorama è la sua autenticità. Per me, prima di tutto, è autentica. Ogni personaggio che interpreta non è caricato, non è una macchietta, non appartiene ad uno stereotipo, neanche quando poteva scivolarci con facilità, penso a “La ragazza con la pistola” dove il cliché della tipica donna meridionale poteva saltare fuori in un attimo, e invece non succede. Perché? Perché Monica è credibile. Il suo personaggio – e come questo moltissimi altri -, si regge con solidità su aspetti della sua personalità che lo rendono indiscutibilmente vero, semplicemente perché lo è. Anche Assunta Patanè, come le altre, sono lei.

Certo questa considerazione non è che un aspetto della sua complessità. Sì, perché essere autentici è innanzitutto un privilegio di cui non godiamo tutti, sia chiaro, che da solo, però, non basta. In Monica c’è altro oltre a questo, ed è un altro che ha una forza dirompente: il non prendersi sul serio. Non assume mai atteggiamenti da diva – eppure ne avrebbe avuto anche la possibilità -; non si è montata la testa dopo il successo che immagino arrivi in maniera travolgente nella vita di una persona che, per quanto possa amare la recitazione, fino in fondo non ci è mai preparata davvero. Lei non si “sente” qualcuno perché, banalmente, lo è. E non ha bisogno di utilizzare nessuna sovrastruttura perché c’è una base ed è molto solida. L’ironia le permette di restare a contatto con la sua autenticità e di non cedere mai il passo all’ostentazione, chi si prende in giro non può esibire. Mai. Semmai può sottolineare, in maniera intelligente e con arguzia, i propri punti di forza. Come fa lei, appunto.

Il film che amo di più è “Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa”, una pellicola straordinaria intanto perché parla del varietà che, a mio avviso, è una delle più alte e nobili forme di spettacolo, e poi perché qui esalta la sua femminilità. Un concetto complesso e assimilabile al sacro (pensiamo al femminino sacro, ad esempio), che oggi quasi viene utilizzato mal volentieri, perché finisce per essere assimilato alla fragilità.

Quello di Monica è un femminile profondo, fisso, saldo, che richiama quei connotati sacri e bestiali di amore totale e di spinta all’elevazione che sono propri della figura della donna, l’esatto opposto di chi “scimmiotta” il femminile (e oggi ne siamo sommersi) con atteggiamenti ostentati e svampite manifestazioni di presunte fragilità, risultando istantaneamente finto. Monica si muove in un mondo molto maschile, ricordiamolo, si confronta con straordinari mattatori del cinema italiano, tenendo il loro passo alla perfezione e, certe volte, superandoli. E come fa? Per essere vista e credibile non ha bisogno di sedurre, semplicemente le accade, istantaneamente, qualunque sia il personaggio che ha davanti, con l’eleganza e la disinvoltura di chi recita per cercare quella parte di se stessa e non con lo scopo di fare colpo o essere la più brava. E finisce poi per diventarlo.

Questo mix di caratteristiche e attitudini che possiede la rendono iconica e immortale. Non importa se da ben 20 lunghi anni non dà notizie di sé perché basta dare un’occhiata in giro e ci accorgiamo di come sia sempre, costantemente, presente. Certo, dal mio punto di vista dico che non viene mai omaggiata abbastanza, ma chissà magari sono le ambizioni di una cieca fan. Oppure è il bisogno di rivedere quella sua autenticità, per ricordarmi quanto abbiamo bisogno di essere autentiche senza competere o imitare. Solo essere.

Buon compleanno Monica, la mia intervista impossibile.

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